Quaderni del Majorana

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Un futuro contromano per la Basilicata
 
 
 
di Donatello Salandra
 
 
 
Verso il mare è il titolo del contributo a Basilicata d’autore di Giuseppe Lupo, scrittore, saggista e docente di letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e Brescia. In questo testo, l’Autore, trapiantato a Milano ma originario di Atella, paese ai piedi del Vulture, non sceglie di raccontare i luoghi che gli hanno dato i natali, ma si spinge nella descrizione itinerante di un distretto lucano che mostra forti ed evidenti contrasti, diventando paradigma dell’intera regione: la Val d’Agri. Il suo è un viaggio on the road, per immergersi nelle prerogative del territorio alla scoperta di chi lo abita. Un viaggio che, al di là degli appunti geografici, scava nel profondo, in un passato le cui radici, visibili tutt’ora, narrano la storia di un popolo schivo e onesto, che ha fatto virtù della propria solerzia.


 


 

Il percorso, come suggerisce il Nostro, è pieno di insidie, quelle che ci si attende da ogni esperienza che merita di essere vissuta, quelle che aumentano le aspettative che vengono poi soddisfatte una volta raggiunta la meta. Si tratta di un viaggio, probabilmente anche simbolico, verso il mare (lo Ionio, la Magna Grecia), approdo di un sodalizio tra il viaggiatore e la natura che solo in parte si piega ai desideri e alle scelte dell’uomo.
 
 
Con dovizia di particolari, Lupo ci permette di condividere le sue percezioni, disseminate tra Potenza, capoluogo di regione e punto di partenza, e i paesi dell’Agri che incombono sulla valle, rivelandosi all’occhio come luminosi fotogrammi. L’Autore ci propone un ventaglio di ricchezze paesaggistiche, con un percorso suggestivo che, digradando verso il mare, trova la compagnia del fiume cantato spesso dal poeta Leonardo Sinisgalli, di cui lo scrittore di Atella è uno dei massimi esperti. Compagnia schiva e silente, che non si mostra agli occhi del viaggiatore, il quale ne ha, però, piena consapevolezza. L’approdo definitivo è impresso in immagini fluide che soddisfano i sensi, ma la vista del mare non appaga del tutto la nostalgia dell’ambiente struggente e complesso che lo scrittore ha lasciato alle sue spalle.


 
 


La Val d’Agri, nel cuore della Basilicata, avrebbe potuto attraversare indenne il tempo, ma in qualche modo ha visto modificare i suoi profili per mano dell’uomo, il che viene puntualmente rilevato dall’Autore, che coglie le antinomie, la frizione permanente tra il paesaggio e la modernità (la valle, come è noto, è terra di intenso sfruttamento petrolifero e sede del COVA, Centro Olio Val d’Agri, di proprietà dell’Eni). Citando personaggi illustri, Lupo sottolinea i loro sforzi nel portare la Storia in un territorio dominato dalla “non-storia”, dalla leviana mancanza di «Ragione progressiva», fondamentale, questa, per il passaggio dalla civiltà contadina alla civiltà industriale, constatando come la Val d’Agri alla fine si sia piegata al progresso. Le genti di una Lucania ancora legata per certi versi alla tradizione trovano da queste parti il loro punto di forza nel culto mariano, venerando una Madonna, quella di Viggiano, che, per ironia della sorte, ha lo stesso colore del petrolio. Si narra che questa sia giunta dall’Oriente, attraverso quel mare Mediterraneo, culla di civiltà, che è stato ed è partenza e approdo di innumerevoli viaggiatori.

 
 
In definitiva, senza assumere in maniera esplicita o retorica un punto di vista sui processi metamorfici della Basilicata di oggi, Lupo si fa cronista di un connubio tra Storia e territorio lucano, il quale, nel quadro di un progresso che ad alcuni, a volte, appare insostenibile, allineando la provincia che un tempo fu teatro del mondo contadino e magico alle istanze del “villaggio globale”, reca in sé i germi di un futuro contromano.
 
 
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