Quaderni del Majorana

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La Storia e la Memoria secondo Mimmo Sammartino
 
 
 
di Alessio Caputo e Tiziana Lepore
 
 
 
 
Opera collettiva di diciassette scrittori, intellettuali e artisti lucani o legati alla Lucania, raccolta di racconti, immagini e suggestioni, Basilicata d’autore è un itinerario nei luoghi fisici della Basilicata ma anche e soprattutto un viaggio interiore.
 
Il reportage è stato curato da Mimmo Sammartino, giornalista e scrittore, responsabile della redazione di Potenza de «La Gazzetta del Mezzogiorno», autore di intensi e fortunati romanzi come Vito ballava con le streghe (Sellerio 2004), premio speciale della Giuria per la Sezione Narrativa al Premio Letterario Basilicata 2005; Un canto clandestino saliva dall’abisso (Sellerio 2006); Il paese dei segreti addii (Hacca 2016).
 
Il testo di Sammartino inserito in Basilicata d’autore è la rielaborazione di uno spettacolo notturno polimediale dal titolo La Grande Madre, allestito a Castelmezzano, il paese di provenienza dello scrittore. Lo spettacolo racconta mille anni di storie e leggende inerenti alla vita del borgo tramite la proiezione di un filmato proiettato in 3D sulle rocce, ai piedi dell’antica Fortezza Normanna. L’idea alla base dell’evento è che le pietre parlano e sono in grado di raccontare molte cose. E proprio a partire dai segni ancora visibili sulle rocce nell’area del fortilizio normanno-svevo inizia un viaggio alla scoperta del sito e della storia del luogo.
 


 

Il racconto La Grande Madre si snoda attraverso mille anni di storia della Lucania e in particolare dei luoghi simbolo delle Dolomiti lucane, le antiche Pietra Perciata e Castrum Medianum, cioè Pietrapertosa e Castelmezzano. Parla dell’approdo dei monaci basiliani nel Sud Italia, anche sulle Dolomiti lucane, in seguito alla furia iconoclastica;  dell’arrivo dei saraceni, con l’attività banditesca di un califfo, Loukas, che spadroneggia nella zona con atti di brigantaggio; dei normanni che scacciano i saraceni e vi si insediano; degli atti di dedizione e coraggio del capitano Thomas de Limburg che riceve un compenso, certificato, di terre demaniali, ossia i tre feudi di Pietrapertosa, di Castrobelloso e di Castelmezzano;  dei segni lasciati in questi luoghi dai templari, inequivocabili e visibili nella chiesa di S. Maria dell’Olmo, dove, nel corso di lavori di ristrutturazione, sono state scoperte una porta segreta rivolta verso Oriente con un architrave triangolare, recante una croce a otto punte iscritta nella roccia, con all'interno una piccolissima effigie della Madonna della Stella mattutina, circondata da tre cornici (il numero tre è importante per i Templari), nonché alcune scritte in latino e in greco, insieme alla data di realizzazione dell’opera, il 1117, sormontata da una frase tratta dal salmo 131: «Qui abiterò perché l'ho scelto, o stella mattutina». La stella è Venere, la “stella” più luminosa del cielo, spesso raffigurata e molto amata dall’Ordine (il pianeta Venere corrispondeva alla Madonna, Dea Madre).
 




La presenza, in un’area appenninica interna e impervia della Basilicata, di basiliani, normanni, saraceni e templari smentisce l’immagine di una terra fuori dalla Storia, quella dei grandi eventi, che tanta letteratura del Novecento, a partire da Carlo Levi, ha voluto accreditare, fondandosi su impressioni a volte suggestive, liriche e pregnanti ma di superficie. Il racconto di Sammartino invita la storiografia ufficiale a scavare anche nei giacimenti apparentemente “periferici”, con la certezza che, dismessi i pregiudizi e i luoghi comuni, si può fare luce su un passato tutt’altro che marginale e insignificante, in ogni caso fertile di insegnamenti.
 
Ma La Grande Madre ci trasmette anche un altro messaggio: l’Autore intreccia la storia lucana con leggende e racconti della tradizione orale-popolare, espressioni di una memoria collettiva dalla forte carica etica e simbolica, che le generazioni passate ci hanno lasciato in eredità perché venga custodita e consegnata all’eternità. L’episodio del figlio che invece di gettare, secondo la tradizione, il vecchio padre da una rupe, lo riporta a casa e agli affetti, è esemplare, struggente ed edificante. Un monito agli uomini, anche nelle inevitabili trasformazioni sociali indotte dai tempi moderni, a conservare la loro umanità.



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