Quaderni del Majorana

quaderni
del
majorana
Vai ai contenuti

Menu principale:

Numero1
La legge speciale per la Basilicata
 
di Dario Anobile
 
 
“Ad alcune condizioni eccezionalmente gravi, è necessario provvedere con delle leggi speciali, ed è forse uno dei difetti maggiori della legislazione italiana di aver sempre voluto regolare tutto uniformemente”.

Queste le parole di Giolitti circa la legge del marzo 1904 n. 140, recante provvedimenti speciali a favore della Provincia di Basilicata, che ci permettono di fare due considerazioni:
1.   la Basilicata all'epoca versava in “condizioni miserrime”, che le precludevano qualsiasi forma di sviluppo economico compiuto;
2.   è fondamentale tener conto delle peculiarità di una determinata situazione, per poter meglio adattare eventuali interventi normativi che mirino a correggerne le criticità particolari e valorizzarne i punti di forza.
 
La legge speciale per la Basilicata rappresenta, contrariamente a quanto affermato da tanta storiografia precedente e pur con tutti i suoi limiti e i problemi connessi con l'effettiva attuazione della stessa, un importante punto di svolta per la regione, aprendo altresì la strada ad una serie di interventi a favore del Mezzogiorno.
È questo il nòcciolo della questione affrontata da Donato Verrastro nel saggio La terra inespugnabile. Un bilancio della legge speciale per la Basilicata tra contesto locale e dinamiche nazionali (1904-1924) [il Mulino, 2011]. Il testo muove da una rinnovata interpretazione di questa legge, fondata soprattutto sulla ricerca archivistica e sull’ampia mole di fonti impiegate, per consegnarci l’immagine di ciò che realmente fu il provvedimento legislativo in questione.
 
Tuttavia, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile se Giuseppe Zanardelli non avesse compiuto un viaggio in Basilicata, in occasione del quale ebbe a rilevare “la triste eccezionalità” delle condizioni della regione e se non si fosse acceso un faro sulla questione meridionale, tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Fortunato, Nitti, Lacava, Torraca, Ciccotti: essi ebbero il merito di denunciare una situazione fortemente critica e di aprire un grande dibattito sull'argomento, soprattutto nelle sedi istituzionali, che si concretizzò nella legge varata sotto la presidenza del Consiglio di Giolitti, recepita non senza malcontento da alcuni di loro, sebbene con la consapevolezza che comunque qualcosa di positivo fu fatto.
 
Venne istituito il ‘Commissariato civile per la Basilicata’, con lo scopo di presiedere al coordinamento degli interventi previsti dalla legge, i cui provvedimenti ebbero un'importanza fondamentale non solo per quanto riguarda il processo di infrastrutturazione regionale, ma anche per il monitoraggio delle acque e dei boschi lucani.
È opportuno ricordare che i buoni propositi della legge e del Commissariato Civile finirono per essere soverchiati dalla macchina burocratica. Inoltre i provvedimenti correttivi del 1917 rendono la misura di come il testo del 1904 partì con aspetti che si sarebbero poi scontrati con la effettiva realtà delle cose.
Scrive Verrastro: “[...] la ratio politica che connotò la stagione dei grandi interventi in favore del Mezzogiorno ebbe in sé forti elementi di propaganda, che si dissolsero, però, in una strategia attuativa spalmata su vent'anni.”. Questa scelta, nota l'autore, privò dell'energia necessaria operazioni che finirono col diventare “lente, inefficaci e non di rado fallimentari”.
L'importanza dell’impatto del Commissariato, tuttavia, si evidenzia proprio in relazione alle condizioni contingenti in cui questo ebbe a operare, e l'errore interpretativo compiuto nel passato è stato quello di valutare, estraendoli dal contesto proprio, provvedimenti atti alla realizzazione di una serie di opere pubbliche che (ancora) oggi rappresentano l'impianto principale di una rete infrastrutturale oggettivamente carente.
D'altra parte, è innegabile il fatto che la legge speciale fu una scelta politica consapevole delle proprie finalità (nonostante i mezzi per raggiungerle furono a  volte discutibili o poco risolutivi, come si è visto, e alcuni obiettivi rimasero irrealizzati) che mirava anche a collocare la Basilicata in una dimensione che le appartenesse, fatta delle proprie risorse e della correzione di problemi specifici, cercando di inserirla nelle ‘dinamiche nazionali’.
Al di là di questioni marcatamente specialistiche, il più grande risultato della legge del 1904, dunque, risiede nella rottura con la tradizione precedente e nel tentativo di smuovere un territorio impantanato nelle sabbie mobili del lassismo e della profonda miseria.
 
In conclusione, il testo di Verrastro può fornire uno stimolo per una più ampia riflessione circa la questione meridionale, l'opportunità dell’intervento pubblico e di decise azioni politiche che vogliano riqualificare i tanti Sud Italia nel rispetto delle loro potenzialità.
Come scrive Piero Bevilacqua (autore, tra l’altro, della prefazione a La Terra inespugnabile): “Il Mezzogiorno è oggi quello che il sistema politico italiano ha voluto che fosse, o quantomeno ha finito col farlo diventare”. 



Torna ai contenuti | Torna al menu