Editoriale - Quaderni del Majorana

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Editoriale

 
 
Basilicata d’autore ovvero scrittori e scritture dei luoghi
 
 
di Antonio De Rosa
 
 
 
 
In una fase di radicali cambiamenti che investono la Basilicata, basti pensare ai problemi ambientali legati alla petrolizzazione o all’alterazione dei paesaggi dovuta alla diffusione a macchia d'olio degli impianti eolici, si impone l’obbligo di sviluppare nei giovani, senza preconcetti o assunti retorici, la consapevolezza critica degli eventi, tramite riflessioni sulla natura e sul destino del territorio regionale. Stavolta siamo partiti dai ritratti dei luoghi e/o dalle analisi presenti nei testi di alcuni scrittori lucani contemporanei, con i quali i ragazzi si sono confrontati in incontri con l'autore preceduti dalla lettura e dall’esame delle fonti. Prendendo le mosse dai testi contenuti in Basilicata d’autore. Reportage narrativo e guida culturale del territorio (Manni, Lecce 2017), opera collettiva di 17 narratori e intellettuali lucani ai quali è stato chiesto di raccontare i paesi e i paesaggi della Regione, ogni incontro è stato dedicato nel contempo a uno scrittore e a un luogo. Questi gli autori: Mimmo Sammartino (curatore di Basilicata d’autore), Franco Arminio, Giuseppe Lupo e Raffaele Nigro. Questi i luoghi: Castelmezzano e le Dolomiti lucane; Aliano e i calanchi; la Val d’Agri; Matera.

A ogni scrittore abbiamo chiesto di guidarci in un luogo della Basilicata, di spiegarci le ragioni per le quali proprio quel luogo, attraverso la scrittura, sia diventato paesaggio letterario. Abbiamo inteso per paesaggio letterario una proiezione-riconoscimento dell’autore ma anche una conoscenza alternativa e profonda del territorio, dal momento che, in virtù della sensibilità, dell’intuizione e della prospettiva straniante dell’artista, un luogo rivela i suoi segreti, da invisibile si fa visibile, prende forma e diventa visione. E quindi: del luogo, divenuto paesaggio letterario, abbiamo provato a tracciare il profilo e definito le coordinate, per un invito al viaggio (un tour lucano) con occhi nuovi, che non riconoscono, ma, per l’appunto, vedono.

 
Naturalmente ci sono modi differenti di vedere, anche quando si consente sul valore dell’oggetto osservato. La formazione, l’esperienza, i quadri mentali di riferimento, la distanza dai luoghi o la presenza sul territorio possono produrre sguardi diversi. I quali, tuttavia, negli scrittori coinvolti nel progetto, sono tutti accomunati da una singolare profondità, che attiene alla percezione a volte del tempo, a volte dello spazio. Una profondità che non esclude l’intreccio e la sintesi di storia e geografia.

Mimmo Sammartino, capo-redattore della «Gazzetta del Mezzogiorno» di Potenza, voce tra le più significative del panorama letterario lucano, è scrittore dalla grande carica civile, accompagnata da un gusto assai raffinato per la parola, che genera pagine di prosa poetica e ipnotica, e da uno spiccato espressionismo delle immagini, sorretto dagli incanti e dal linguaggio surreale dei racconti popolari. L’ultima sua fatica, Il paese dei segreti addii (Hacca, Matelica 2016), è un romanzo struggente, corale e polifonico, costruito con martellanti iterazioni, stile inventariale e lacerti lirici, una lingua lussuosa e barocca, nel significato nobile del termine, intessuta di geometrie non euclidee e di poesia. Il sapiente montaggio intreccia numerose esistenze sullo sfondo di Pietrafiorita, «minuscolo borgo fuori dalla geografia e dalla storia». In verità, come ad Aci Trezza, la Storia, spesso violenta, fa eco in questa Macondo. Così come, a dispetto del pregiudizio leviano, ha sempre fatto irruzione a Castelmezzano. Ce lo ricorda proprio Sammartino, nel testo La Grande Madre presente in Basilicata d’autore. Basta leggere i segni sulle rocce delle Dolomiti lucane, per trovare le tracce di basiliani, saraceni, normanni, templari… Basta non fermarsi alla bellezza dei luoghi, peraltro toccante, per cogliere sotto i nostri piedi le orme di chi ci ha preceduto.

Ovviamente la geografia, la «geografia commossa» della Lucania interna, non ci lascia indifferenti. Pochi come Franco Arminio hanno saputo apprezzarla. Ha scritto: «La lucania non è una regione, / è un riassunto del sistema solare» (in Cedi la strada agli alberi, Chiarelettere, Milano 2017). Il poeta e paesologo di Bisaccia, che negli ultimi anni si è ritagliato un posto originalissimo, unico, all’interno della letteratura italiana contemporanea, ci suggerisce un nuovo catalogo della bellezza, una «nuova guida ai luoghi belli d’Italia». Una questione di prospettiva. Per il canone paesologico, non subordinato a quello rinascimentale, Aliano rappresenta il bello al pari di Firenze. La bellezza di Aliano e della Lucania risiede in uno spazio che ha la potenza del vuoto, in un tempo che rifiuta i ritmi disumani. Una dimensione spazio-tempo che anche nel cuore dell’Occidente fa sentire la natura, la presenza degli uomini, degli animali, delle piante, dei morti. Aliano, con La luna e i calanchi (titolo del brano del Nostro che inaugura Basilicata d’autore), festival ideato da Arminio che ad agosto attira curiosi e appassionati da tutta l’Italia, diviene roccaforte di resistenza alla «modernità incivile» e all’«autismo corale», perenne connessione del nostro tempo che è permanente solitudine.

In coloro che non possiedono come Franco Arminio rigorosi strumenti del pensiero, l’idea che oggi gli uomini devono sottrarsi alla «dittatura dell’economia» e che la poesia vale più dello sviluppo può generare l’equivoco dell’esotismo (difatti il paesologo nega la modernità solo quando si veste di barbarie). Ma un luogo non è un museo, così come un uomo non è una maschera ma un volto, soggetto alle naturali trasformazioni indotte dalla vita. Con il tempo bisogna fare i conti. E la modernità può essere civile, «sbarluscenta» e «atomica», se libera dalla schiavitù del bisogno e della miseria. Questo ci dice Giuseppe Lupo con Gli anni del nostro incanto (Marsilio, Venezia 2017), romanzo sull’epopea del boom economico. Lucano di origine e milanese di adozione, esperto della nostra maggiore musa del secolo passato, Leonardo Sinisgalli, e della letteratura industriale e non del Novecento, Lupo, in Verso il mare (Basilicata d’autore), sceglie di parlarci della Val d’Agri, luogo-non luogo altamente problematico, con la Madonna nera di Viggiano e il Cova dell’Eni. L’approdo sullo Ionio con cui si chiude il suo viaggio nella valle è nostos (la Magna Grecia) ma anche apertura (il mare), un richiamare le glorie del passato e nel contempo un lasciarsi alle spalle l’isolamento, geografico e antropologico, delle aree interne. A dire: la memoria merita attenzione e cura, ma il mondo procede, verso la ricerca del benessere e, probabilmente, della felicità.

Se il viaggio di Lupo si conclude sul mare, il nostro ha avuto un esito naturale, e non poteva essere diversamente, nell’incontro con Raffaele Nigro, lo scrittore di Basilicata più importante e famoso della stagione post-sinisgalliana, che con le sue originali intuizioni, la scrittura antropologica e il realismo magico ha tracciato una via assai frequentata dalla narrativa lucana degli ultimi tre decenni. Nella lettura della Lucania odierna (si legga, tra gli altri, il recente volume Ritorno in Lucania, Progedit, Bari 2017), è il fautore più convincente della profondità temporale, sostenuta dalla formazione giovanile a contatto con Tommaso Pedio e da una serie cospicua di studi storici, nonché dall’acribia di cronista e divulgatore appassionato delle vicende della propria terra. Nel suo contributo a Basilicata d’autore, dal titolo I Sassi di Matera, ci parla di uomini, più che di grotte e calcarenite. Uomini dimenticati, uomini che con la loro carne e i loro pensieri hanno concorso a fare di Matera, ma lo stesso discorso si estende agevolmente a tutta la Lucania, quella meraviglia che appare ai nostri occhi.

NB   Nella logica di un arricchimento del progetto Basilicata d’autore ovvero scrittori e scritture dei luoghi, all’inizio dell’anno si è tenuto un incontro con Franca Amendola, saggista di Genzano, e Anna Santoliquido, importante poetessa di Forenza tradotta in numerose lingue. L’occasione ci è stata data dalla pubblicazione a firma della Amendola del volume Anima mundi. La scrittura di Anna Santoliquido (Aviapervia, Oppido Lucano 2017). Ne diamo conto tramite un intervento della professoressa Mariella Grasso.

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